Gli ultimi mesi della vita terrena di fra Bernardo trascorsero allinsegna del desiderio ardente di vedere Dio, pur nellestrema debilitazione di un corpo che aveva fatto dellausterità la legge della sua vita.
Tutti coloro che hanno deposto ai processi hanno sottolineato lalligrizza che fra Bernardo mostrava, sentendosi vicino alla fine della sua esistenza.
Ormai, sempre più frequentemente, laustero cappuccino di Corleone esclamava: «Paradisu, paradisu!», e lo diceva con allegria straordinaria.
Il giorno festivo dellEpifania del 1667 è ricordato come lultimo della permanenza di fra Bernardo al convento palermitano fuori delle mura, seduto a mensa a condividere ancora una volta, per obbedienza, quel cibo dono della carità che metteva a dura prova il suo stomaco non più abituato a mangiare.
Il pomeriggio dello stesso giorno il suo confessore padre Benedetto da Trapani si vide comparire in cella fra Bernardo che accusava un vivo dolore al petto. Padre Benedetto con il suggerimento di farsi ricoverare allinfermeria aggiunse il solito augurio di guarigione, ma fra Bernardo rispose convinto: «Padre, no, perché io morirò di questa infermità e non ritornerò più vivo in questo convento».
Il 7 gennaio infatti fra Bernardo poiché mostrava tutti i sintomi della polmonite, febbre alta compresa, fu accompagnato allinfermeria che i cappuccini avevano in città.
Sorella morte, a lungo meditata e corteggiata, si avvicinava a passi da gigante a fra Bernardo, che intanto fu obbligato a starsene a letto per le cure del caso. Quando fu sottoposto al salasso, secondo la scienza medica del tempo, ci si accorse della debolezza estrema del malato dalle poche gocce di sangue che ne vennero fuori.
Linfermiere fra Isidoro da Chiusa si presentò allora con un buon brodo di pollo e fra Bernardo trovò la forza di scherzare: «Lì cè della gallina, mi volete far fare come san Nicola?», ma poi accettò di mangiare, convinto fino allultimo che lobbedienza valeva sempre bene lausterità.
I pochi giorni trascorsi da fra Bernardo allinfermeria sono riassunti dalla testimonianza di fra Paolo da Ciminna con poche pennellate: «Nel tempo della sua infermità si compose nel letto con gran silenzio e particolarmente nellultimo estremo della sua vita, né volle parlare con nessuno, neanche con lo stesso infermiere».
Licenziato linfermiere fra Paolo, nel cuore della notte, fra Bernardo raccolse tutte le sue forze e si trascinò dietro luscio della cella di fra Antonino (lui pure curato nell'infermeria) che autorizzò lamico ad entrare, dimenticando nella gioia dellincontro i suoi dolori. Fra Antonino volle sapere chi gli avesse indicato la sua cella e fra Bernardo, riassumendo brevemente le ultime ore di sofferenza ammetteva: «È vero, ma il Signore mi disse: va a trovare fra Antonino tuo compagno».
Per quasi tre ore i due amici, accomunati dalla santità e dalla sofferenza, se ne stettero abbracciati e uno non voleva lasciare laltro. Fra Antonino non ha avuto ritegno di riferire questo particolare ai processi, aggiungendo le ultime parole di fra Bernardo che riportiamo senza aggiustamenti di sorta poichè costituiscono una vera e propria icona dellamicizia spirituale: «O che potessimo morire insieme abbracciati faremmo spaventare a Palermo due amici come siamo stati noi, ritrovandone così morti abbracciati; ma allegramente fra Antonino ad una nottata di tribulazione una Eternita di Gloria».
Avvicinandosi la fine, era il 9 gennaio, ricevette il santissimo Sacramento, dopo la riconciliazione amministratagli dal confessore padre Benedetto da Trapani, cui fece seguito il rito in cui veniva conferito quello che era ancora il sacramento della estrema unzione.
Semiseduto sul suo lettuccio, col cappuccio abbassato fino alle orecchie, per proteggersi da ogni distrazione, fra Bernardo chiese al padre Francesco Maria da Sciacca che gli facesse la carità di leggergli qualche cosa della Passione del Signore... stando egli ad ascoltare devotamente.
Sorella morte trovò fra Bernardo da Corleone in questo atteggiamento di ascolto e di preghiera, nella nudità estrema della cella cappuccina: erano le 15,30 del 12 gennaio 1667.
La notizia che allinfermeria dei cappuccini era morto fra Bernardo, stimato da tutti come santo, si diffuse in un baleno, soprattutto tra i ceti popolari.
Una moltitudine di gente, così nobili, come plebei ed ecclesiastici ancora accorse a vedere per lultima volta il fratello buono e il rimpianto per la scomparsa del cappuccino fu generale, principalmente in Corleone. Fu tale la ressa che si formò attorno allinfermeria, per la bramosia di avere una pur minima reliquia del santo cappuccino, che il padre provinciale Francesco da Mazzara, dovette chiedere la guardia del viceré per ristabilire lordine pubblico in attesa del trasporto in convento per la sepoltura.
Nelle prime ore del mattino del 13 gennaio cominciò, tra una ressa di popolo, la processione che doveva portare al convento il corpo di fra Bernardo per le esequie. Ma ci vollero non meno di due ore prima che il corteo potesse lasciare ordinatamente linfermeria, scortato dagli alabardieri di Sua Eccellenza.
Una sosta venne fatta sotto il palazzo arcivescovile dove, da un balcone centrale, larcivescovo di Palermo, don Pietro Martinez Rubeo, e quello di Monreale don Aloisio de Los Cameros, che avevano goduto della preghiera e del consiglio di fra Bernardo, impartirono devotamente lassoluzione alla salma.
Un vero e proprio trionfo per lex prima spada di Sicilia che si era autodefinito ignorante, vilissimo giumento e gran peccatore.
Giunti alla chiesa del convento fu necessario, per poter soddisfare la devozione della gente, diventata nel frattempo una marea, rimandare la sepoltura e cambiare a fra Bernardo il saio cappuccino per nove volte, in modo che ognuno ne avesse una reliquia.
Del resto nella storia dei cappuccini, anche di quelli palermitani, lassalto al saio di servi di Dio vissuti e morti in concetto di santità, è una costante documentabile di quel desiderio inconscio di volerne prolungare a tutti i costi la permanenza tra il popolo.
Poi, a esequie avvenute, il corpo di fra Bernardo fu posto nella sepoltura comune dei frati detta
catacombe, luogo in cui il cappuccino di Corleone era solito rifugiarsi o per le preghiere di suffragio per i confratelli e benefattori defunti o per sfuggire alle visite inutili e inopportune.
A quasi un mese di distanza lamico Francesco Corvino si preoccupò di far sì che il venerato corpo di fra Bernardo fosse conservato in una cassa di cipresso e in luogo distinto. Ma in realtà del corpo del cappuccino morto santamente, smagrito già dalla penitenza e ridotto allessenziale, era rimasto ben poco. Qualcuno allora ricordò che già in vita fra Bernardo aveva chiesto a Dio che non rimanesse nulla del suo corpo.
Sempre per iniziativa del Corvino, interprete della devozione popolare, fra Bernardo trovò sepoltura definitiva nella chiesa del convento dei cappuccini, a Palermo, presso la cappella del Santissimo Crocifisso, da lui tanto prediletta e testimone delle sue estasi.
Qualche anno dopo, durante la festa per lallora beato Felice da Cantalice, i coniugi Antonio e Angelina Camucci di Agrigento erano accorsi nella chiesa dei cappuccini, sostando proprio vicino alla cappella del Crocifisso. Ad un tratto il piccolo Salvatore, di appena due anni, eludendo la vigilanza materna cominciò a baciare la lastra marmorea che copriva la tomba di fra Bernardo. Il padre saffrettò a sollevare il piccolino chiedendogli sottovoce: «Che fai qui, gioia mia?». E il frugoletto che a malapena balbettava, con una chiarezza strabiliante scandì: «Bacio il santo». Anzi, con la ripetitività dei piccoli, Salvatore invogliava i genitori esitanti e attoniti: «Nunno, bacia il santo; nunna bacia il santo».
Inutile dire che il fatto suscitò scalpore e la voce innocente e cristallina del piccolo fu per tutti una conferma della santità del cappuccino corleonese.
La fama della santità di fra Bernardo si mantenne inalterata tra il popolo, nella Sicilia occidentale e in modo particolare a Palermo e a Corleone. Nel 1675 furono quindi istruiti i processi ordinario e informativo a Palermo e a Monreale, diocesi della nascita e della morte di fra Bernardo, sulla fama di santità e sul non culto. Il 18 dicembre dello stesso anno fu emanato il decreto di introduzione della causa. Negli anni 1678-1692 si svolsero, sempre a Palermo e a Monreale, i processi apostolici sulla fama di santità, vita e virtù, nonché sui miracoli in genere.
Il 2 febbraio 1762 fu pubblicato il decreto sulleroicità delle virtù teologali: fede, speranza, carità e cardinali: prudenza, giustizia fortezza e temperanza, per cui fra Bernardo diventava nella Chiesa venerabile.
Intanto vennero sottoposti alla Congregazione dei Riti ( l attuale congregazione per le cause dei santi ) due miracoli attribuiti allintercessione del servo di Dio fra Bernardo da Corleone.
Il primo riguardava una donna palermitana, certa Dorotea Torres di trentuno anni che fin dal 1668, cioè dallanno dopo la morte di fra Bernardo, era ridotta a letto coperta da una cinquantina di piaghe, prodottesi per il continuo degenerare del quadro clinico, in seguito ad una concomitanza di malattie. Ormai in fin di vita, era il mese di marzo del 1681, la poveretta fu esortata dal marito a rivolgersi allintercessione di fra Bernardo nella cui biografia si leggevano cose portentose.
Dorotea riuscì a prendere sonno, lasciando limmagine del cappuccino, che faceva da fron-tespizio al libro, accostata alle sue piaghe. Nel cuore della notte sentì una voce che le chiedeva chi avesse invocato e Dorotea rispose: «Fra Bernardo». «Sono io», rispose la voce e aggiunse «Ama Dio, sii benedetta che già è fatta la carità». Al risveglio, Dorotea si ritrovò perfettamente guarita e per la durata di un anno le rimase sul corpo il segno di croce che fra Bernardo le aveva fatto nella notte.
Il secondo miracolo si verificò nella persona di Giacomo Mangogna, di Corleone, inchiodato in un letto di dolori da una forma di artrosi degenerativa cui si aggiunsero inevitabili complicazioni che lo avevano reso a guisa di tronco.
Un giorno, animato da grande fede, Giacomo si fece trascinare nella casa contigua di Domenica Latino, sorella di fra Bernardo, che ne custodiva un ritratto su tela. Fissando i suoi occhi in quelli del venerato cappuccino Giacomo chiese e ottenne la guarigione ritornando con grande agilità ed entusiasmo al suo lavoro.
Il 2 febbraio 1768 fu emanato quindi il decreto sulla validità di questi miracoli che apriva la strada alla glorificazione dellumile cappuccino siciliano.
Il rito solenne nel corso del quale fra Bernardo da Corleone venne acclamato beato nella basilica Vaticana, si celebrò il 15 maggio 1768.
La beatificazione del cappuccino di Corleone ebbe vasta eco nella Sicilia e nella provincia cappuccina di Palermo, oltre che in tutti i conventi dellOrdine.
Il 18 dicembre 1773 fu emanato il decreto di riassunzione della causa per poter giungere alla canonizzazione.
Dal 21 gennaio 1774 al 19 febbraio 1775 fu istruito presso la curia vescovile di Brugnato, diocesi oggi soppressa, un processo apostolico super asserto miraculo, avvenuto il 3 novembre 1768 a Sestri Levante per lintercessione dellallora novello beato Bernardo da Corleone, in favore del diciannovenne Agostino Podestà, ferito con unarma da taglio a punta alla parte sinistra del petto durante una rissa carnevalesca e ridotto in fin di vita, dopo ulteriori complicazioni che avevano ridotto allimpotenza la scienza medica.
Particolari eventi, in primis la Rivoluzione francese, hanno poi favorito quel silenzio canonico e quella polvere della dimenticanza che hanno lasciato nellombra quel processo, rispolverato recentemente.
Verificata nel frattempo lesistenza della fama signorum e della continuità del culto dalla beatificazione ad oggi, con testimonianze autorevoli, la congregazione delle cause dei santi il 22 maggio 1998 ha riconosciuto la validità giuridica del processo di Brugnato.
La consulta medica ha esaminato il caso nella seduta del 12 maggio 1999 ed ha riconosciuto che la guarigione fu istantanea, completa, duratura e scientificamente inspiegabile.
Con esito positivo il 24 settembre successivo si è tenuto il congresso peculiare dei consultori teologi e, il 21 marzo 2000, la sessione ordinaria dei cardinali e vescovi.
Il 1° luglio 2000, mentre era in pieno svolgimento l82° capitolo generale dellOrdine, che ha riconfermato alla guida della fraternità, il canadese fra John Corriveau, alla presenza del santo padre Giovanni Paolo II, larcivescovo Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione per le cause dei santi, ha promulgato il decreto di canonizzazione del beato Bernardo da Corleone.
Due secoli dopo, questa volta per la conferma suprema della sua santità, dalla basilica di san Pietro lesempio di conversione e carità dellumile cappuccino siciliano raggiungerà la Chiesa intera, come frutto di grazia dellanno santo giubilare.
Nel Concistoro ordinario pubblico, tenuto nel Palazzo Apostolico Vaticano, il 13 marzo 2001, il Papa ha deciso di iscrivere allAlbo dei Santi il 10 giugno 2001, tra gli altri, anche il beato Bernardo da Corleone, frate cappuccino.
Vorremmo chiudere questo breve percorso attraverso la straordinaria vicenda di Bernardo da Corleone, cappuccino e santo, parafrasando e riferendo a lui quanto Ernesto Balducci ha scritto nella sua biografia di Giovanni XXIII, dichiarato beato il 3 settembre 2000:
Quando Dio manda uomini come papa Giovanni (Bernardo da Corleone) non è certo perché si scrivano libri su di lui ma perché ci sia impossibile continuare a vivere e a pensare come se egli non fosse mai venuto fra noi
Fine del servizio speciale