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Foto Calloni e Damiano Morandini
Testo liberamente tratto da "L'onore e l'amore" di Giovanni Spagnolo
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immagini dall'articolo:
Sono un bandito degno di essere condotto alla forca

BOTTE DA ORBI AI LADRI
| Allepoca del santo la porta della città in quel punto si addossava al campanile della chiesa-madre, la cui gradinata dellentrata principale scendeva a semicerchio di fronte a via San Martino. Su quei gradini si sdraiavano gli stanchi mietitori e vi prendevano le poche ore di sonno, avendo per cuscino il sacco, dove riponevano i pochi capi di biancheria e i piccoli guadagni delle loro sudate fatiche, quando non credevano sicure le loro tasche. Accadde un anno, fra il 1624 e 1625 forse, che dei soldati presero di mira quei poveri lavoratori e li alleggerirono dei magri risparmi. Quante volte si ripeterono i furtarelli? È vero che le notizie di tali dolorosi incidenti si propagano rapidamente e volano di bocca in bocca più rapide del vento, ma di tempo ci volle, finché arrivassero all'orecchio di mastro Filippo e lui si decidesse a mettervi punto e pigliare le sue precauzioni. Ideò il suo piano. Si vestì da mietitore nel più perfetto costume di vesti e di arnesi di lavoro e si diresse alla chiesa-madre, molto probabilmente verso limbrunire per non dare sospetto. Allontanò i mietitori che vi avevano preso posto, pregandoli che per quella notte si trovassero altro luogo per il loro sonno. Si buttò sui gradini, nascondendo colla persona la fida spada. Immobile, sembrava dormisse. Ben presto si presentarono i soldati. Li lasciò avvicinare, permise che gli dessero qualche scrollatina. Erano otto e lui solo. Balzò su, impugnando la sua spada, e giù piattonate fitte, che piovevano sulle spalle dei soldati come una gragnuola imprevista. I malcapitati, colti di sorpresa dalla festevole accoglienza, se la diedero a gambe, buttandosi a tutta corsa per via San Martino. E mastro Filippo dietro senza per nulla allentare la stretta e la furia delle piattonate, finché ne fu stanco, e i soldati si dileguarono. |
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