SERVIZIO SPECIALE: 
BERNARDO la spadaccino di Corleone
Copertina del Servizio Speciale
Copertina del Servizio Speciale
del mese di Giugno 2001


La chiesetta costruita sulla casa natale di S. Bernardo
La chiesetta costruita sulla casa natale di S. Bernardo


Filippo Latini era un bravo canzolaio.
Filippo Latini era un bravo canzolaio. Tagliava pelli e affilava coltelli. Ma soprattutto era il più abile spadaccino della Sicilia


L'interno della casa natale trasformata in chiesa.
L'interno della casa natale trasformata in chiesa.


La presunta bottega di calzolaio (a sinistra)  sulla piazza in cui si iniziò la sfida con la spada,
La presunta bottega di calzolaio (a sinistra) sulla piazza in cui si iniziò la sfida con la spada,


la spada del Santo conservata nella chiesa-casa natale
La chiesa madre di Corleone
dove avvenne il ferimento del Canino.
Fra Filippo con la spada del Santo conservata nella chiesa-casa natale


La piazza e la porta della chiesa madre di Corleone
La piazza in cui si iniziò la sfida con la spada, continuata lungo la discesa fino alla porta della chiesa madre di Corleone


BOTTE DA ORBI AI LADRI

Botte da orbi ai ladri
Botte da orbi ai ladri


Dalla piazzetta, incominciò  il duello
Dalla piazzetta, davanti alla chiesa di
s. Rosalia, incominciò il duello mirando alla testa


Un abilissimo fendente colpì il braccio di Vito Canino
Un abilissimo fendente colpì il braccio di Vito Canino


Passata l'ra Filippo si accorse del grave gesto
Passata l'ra Filippo si accorse del grave gesto

Foto Calloni e Damiano Morandini
Testo liberamente tratto da "L'onore e l'amore" di Giovanni Spagnolo
immagini dall'articolo:
Sono un bandito degno di essere condotto alla forca

Botte da orbi ai ladri

BOTTE DA ORBI AI LADRI

All’epoca del santo la porta della città in quel punto si addossava al campanile della chiesa-madre, la cui gradinata dell’entrata principale scendeva a semicerchio di fronte a via San Martino. Su quei gradini si sdraiavano gli stanchi mietitori e vi prendevano le poche ore di sonno, avendo per cuscino il sacco, dove riponevano i pochi capi di biancheria e i piccoli guadagni delle loro sudate fatiche, quando non credevano sicure le loro tasche. Accadde un anno, fra il 1624 e 1625 forse, che dei soldati presero di mira quei poveri lavoratori e li alleggerirono dei magri risparmi. Quante volte si ripeterono i furtarelli? È vero che le notizie di tali dolorosi incidenti si propagano rapidamente e volano di bocca in bocca più rapide del vento, ma di tempo ci volle, finché arrivassero all'orecchio di mastro Filippo e lui si decidesse a mettervi punto e pigliare le sue precauzioni. Ideò il suo piano. Si vestì da mietitore nel più perfetto costume di vesti e di arnesi di lavoro e si diresse alla chiesa-madre, molto probabilmente verso l’imbrunire per non dare sospetto. Allontanò i mietitori che vi avevano preso posto, pregandoli che per quella notte si trovassero altro luogo per il loro sonno. Si buttò sui gradini, nascondendo colla persona la fida spada. Immobile, sembrava dormisse. Ben presto si presentarono i soldati. Li lasciò avvicinare, permise che gli dessero qualche scrollatina. Erano otto e lui solo. Balzò su, impugnando la sua spada, e giù piattonate fitte, che piovevano sulle spalle dei soldati come una gragnuola imprevista. I malcapitati, colti di sorpresa dalla festevole accoglienza, se la diedero a gambe, buttandosi a tutta corsa per via San Martino. E mastro Filippo dietro senza per nulla allentare la stretta e la furia delle piattonate, finché ne fu stanco, e i soldati si dileguarono.